«Pierfrancesco Favino, collezionista di anime»: al Bifest il libro di Fabio Ferzetti

«Pierfrancesco Favino, collezionista di anime»: al Bifest il libro di Fabio Ferzetti

27 Agosto 2020 0 Di Cinestorie
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«Pierfrancesco Favino, collezionista di anime»: al Bifest il libro di Fabio Ferzetti
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Nel pomeriggio di ieri, 26 agosto 2020, il giornalista Fabio Ferzetti ha presentato al Teatro Margherita di Bari un libro, da lui curato, di una collana dedicata agli attori contemporanei, come vuole la linea  editoriale di Cosimo Iannone Editore, per Molisecinema. Un testo dedicato a Pierfrancesco Favino.

Si tratta di una lunga intervista (che è continuata, senza finire purtroppo nel libro, sul palco della manifestazione Molisecinema, dove Favino ha iniziato a imitare anche l’attrice Tina Pica, caratterista nota per il suo vocione “maschile”) che immortala l’attore dalle origine ai giorni d’oggi che, con i grandi successi di “Il Traditore” di Marco Bellocchio in cui interpreta il mafioso Tommaso Buscetta e “Hammamet” di Gianni Amelio in cui interpreta il politico Bettino Craxi, si dimostra essere forse l’attore italiano più interessante degli ultimi 25 anni.

Hanno aiutato Fabio Ferzetti (al centro nella foto) i due giornalisti e vicedirettori del Bifest Enrico Magrelli (a sinistra) e Marco Spagnoli (a destra, che ha condotto l’incontro) e il Regista e scrittore David Grieco.

Per chi non vi ha potuto partecipare (l’ingresso al teatro era contingentato a un massimo di 40 persone), ecco l’audio completo disponibile qui su Cinestorie.

 
Nel libro, a corredo di questo “ritratto” di Favino, dove si scopre perché viene chiamato da tutti “Picchio“, che studi ha fatto e che tipo di attore-artigiano sia in realtà (“come un falegname”, -cit.), vi è una serie di interviste a coloro che hanno lavorato direttamente con lui (Marco Bellocchio, Kasia Smutniak, ecc.) e che l’hanno scelto come protagonista, che, svelando tutta una serie di sfaccettature della stessa persona, raccontano il “loro” Favino, creandone uno proprio, personale.

L’incontro di Bari poi si è trasformato in una riflessione sul ruolo dell’attore e dello “star system” italiano, che praticamente non esiste più, per poi arrivare alla conclusione che se il caso (o c’è stato lo zampino del Festival di Sanremo?) ha voluto che Favino interpretasse nello stesso anno due grandi successi (“non era scritto da nessuna parte che lo fossero” -cit.) come “Il Traditore” e “Hammamet” che hanno messo in luce il suo talento, la sua bravura e il suo fondamentale e maniacale metodo di studio, proprio questo ha fatto in modo che oggi l’attore Favino è considerato come mai avremmo fatto… nemmeno l’anno scorso.

In realtà il Bifest aveva già intuito il potenziale di Favino, invitandolo in una Masterclass al Teatro Petruzzelli nel 2018, dove incassò anche gli auguri di Pippo Baudo che era venuto apposta ad ascoltarlo. Chissà che non lo si possa vedere in futuro recitare il ruolo principale della commedia musicale “Ciao Rudy”.

Alla fine dell’incontro le domande del pubblico (purtroppo condotte quasi tutte senza microfono, abbiamo fatto il possibile per amplificarne l’audio) hanno anche messo in luce l’annoso problema per cui raccontare personaggi “negativi”, come quello di Buscetta, con una tale bravura rischiano di creare un effetto empatico, positivo, che rischia di portarci persino a coglierne e capirne le ragioni… ma è il problema di sempre: è il cattivo che rende interessante le storie. Inoltre sorge qualche dubbio sulla necessità (se effettivamente tale è) di camuffarsi dietro le prostetiche per diventare qualcun’altro: è la forza mediatica che ha il personaggio raccontato, come Craxi, che porta il Favino attore a annullare del tutto il suo volto in favore di una aderenza assoluta alle immagini del Craxi realmente esistito?

A cura di Benedetto Gemma